Nell'autunno 2021 è stata aperta una misura dedicata alle imprese che volevano vendere online e strutturare la propria presenza digitale, con un contributo a fondo perduto del 40% delle spese ammesse e un massimale di 300.000 euro.
Che tipo di misura era
Rientrava nella famiglia degli incentivi alla digitalizzazione commerciale nati nel periodo post-pandemico: lo Stato copriva una quota rilevante dell'investimento necessario a costruire o potenziare un canale di vendita online, riconoscendo che per molte piccole e medie imprese il commercio elettronico era diventato una condizione di sopravvivenza, non un canale accessorio.
La formula del fondo perduto al 40% significa che su un progetto da 100.000 euro l'impresa ne recuperava 40.000 senza doverli restituire. Il massimale di 300.000 euro indica che la misura guardava anche a progetti di dimensione significativa, non solo a interventi minimi.
A chi si rivolgeva
Il perimetro tipico di questi bandi comprende imprese già costituite e attive, con particolare attenzione a quelle del commercio, della manifattura e dei servizi che avevano un prodotto da collocare su mercati più ampi di quello locale.
Cosa veniva normalmente finanziato
- realizzazione di piattaforme e-commerce proprietarie
- integrazione con marketplace e sistemi di pagamento
- campagne di marketing digitale e posizionamento
- software gestionali collegati alla vendita online
- servizi di consulenza specialistica sul progetto digitale
Le voci effettivamente ammesse variano da bando a bando: sono definite nel decreto attuativo di ciascuna misura, non nella regola generale.
Oggi esistono misure equivalenti
Il fondo perduto sulla digitalizzazione non è sparito: cambia il contenitore. Fra misure regionali siciliane, credito d'imposta nazionale e fondi europei, ogni anno vengono riaperte finestre con logiche simili e percentuali che in Sicilia arrivano a essere più generose di quelle nazionali.
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